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GITA ALLE ROCCHE DI FONTANELLATO E SORAGNA

Visite a luoghi
Data: Domenica 7 Maggio 2017

 

Carissimo Socio di Oblò

 

è  con grande piacere che ti segnaliamo la prossima iniziativa della ns. associazione

  

7 Maggio 2017

 

Visita alle Rocche di Fontanellato e Soragna

 

 Mattina: Rocca Sanvitale a Fontanellato

 Fontanellato è un incantevole borgo medievale a pochi chilometri da Parma, tappa imprescindibile per chiunque voglia esplorare gli scorci architettonici e scoprire i sapori del territorio parmense.

 Perchè merita una visita? Ci vengono in mente almeno 3 buone ragioni:

 1.    Il centro del paese è dominato dalla Rocca Sanvitale, magnifico esempio di architettura castellare, massiccia ed elegante allo stesso tempo.

 2.    La rocca è sede di alcuni celebri e controversi affreschi del Parmigiano, la cui interpretazione ha dato vita a interminabili dibattiti tra critici.

 3.    La rocca ospita l’unica camera ottica ancora funzionante in Italia. 

  

Fontana lata”

 

La Rocca ha origini che si collocano nel Medioevo e più precisamente nel 1124 quando i Pallavicino costruirono la prima torre a scopo difensivo. La cinta esterna invece venne eretta, a partire dal torrione quadrato posto a nord...

 La Rocca Sanvitale fa parte dei “castelli del Ducato”, quella serie di roccaforti medievali che caratterizzano la provincia di Parma e Piacenza.

 E’ interessante prima di tutto soffermarsi sul nome: “Fontanellato” deriva da “fontana lata”, che in latino significa “fontana larga”, per via delle acque sotterranee che scorrono sotto il paese e che alimentano i fontanili. I fontanili (anche detti risorgive), presenza tipica della pianura padano-veneta, sono essenzialmente delle sorgenti di acqua dolce di origine naturale che, a causa di particolari caratteristiche morfologiche del territorio e delle attività di bonifica svolte nel corso del tempo, tendono a emergere spontaneamente

 Il fossato che circonda la Rocca Sanvitale, uno dei pochi ancora ricolmi d’acqua, è frutto proprio di tale fenomeno di emersione spontanea, che gli uomini hanno, nel corso degli anni, imparato a controllare e favorire tramite alcuni “artifici”, come la costruzione di bacini e impianti di tubature.

 La Rocca, circondata da un grande fossato, presenta una pianta quadrata con quattro torri angolari. La fondazione avvenne nel 1124 quando i Pallavicino costruirono la prima torre di difesa. Alla fine del 1500 la Rocca è definitivamente trasformata da fortificazione militare in dimora residenziale, sede di una delle più illuminate piccole corti padane del Rinascimento. Anche i secoli successivi vedono consistenti interventi: ricordiamo agli inizi del 1700 la ristrutturazione del mastio d’ingresso che diviene torre dell’orologio e, nel 1800, i lavori che hanno creato il giardino pensile dove, all’interno della torre angolare, si trova la Camera Ottica.

 La “stufetta”

 Il gioiello più prezioso della Rocca è però la Saletta di Diana e Atteone affrescata dal Parmigianino. Pittore della “vaghezza e della grazia”, Francesco Mazzola detto il Parmigianino nasce a Parma nel febbraio del 1503 e muore a Casalmaggiore il 24 agosto del 1540 all’età di 37 anni. Il modello pittorico del giovane Francesco è il grande Antonio Allegri detto il Correggio, che conosce a 17 anni lavorando al suo fianco nella chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma.
Apparentemente si tratta di un
ciclo di affreschi a carattere mitologico, splendidamente realizzato per i coniugi Galeazzo e Paola Sanvitale da un Parmigianino appena ventenne, ma già così in anticipo sui tempi da avere l’intuizione di contaminare lo stile rinascimentale con venature manieriste.

 Chiunque però decida di svolgere ricerche approfondite riguardo la stanzetta e l’affresco contenutovi, finisce col venire a conoscenza di interpretazioni contrastanti e dettagli decisamente inquietanti, sia sulla famiglia Sanvitale che sulle vicende personali del Parmigianino.

 Quando Parmigianino fu assoldato per affrescare la piccola stanza, la serenità della famiglia era da poco stata funestata da un tragico evento: pochi mesi prima aveva infatti perso la vita, subito dopo il parto, l’ultimo figlio maschio di Galeazzo e Paola Sanvitale.

 Il ciclo di affreschi realizzato dal giovane pittore rappresenta la vicenda di Atteone, un cacciatore che, durante una battuta di caccia, inavvertitamente scorge la dea Diana immersa in una fonte, e per punizione viene da essa trasformato in un cervo e sbranato dai suoi stessi cani.

   

Il significato della storia, ribadito anche dalle iscrizioni latine che corrono lungo il fregio, è chiaro, e riguarda la miseria della condizione umana: la sorte avversa può colpire chiunque, in qualsiasi momento, anche chi è privo di colpa, o chi commette involontariamente un errore. L’analogia tra la fine di Atteone e quella dell’ultimogenito dei Sanvitale è evidente: entrambi vengono puniti senza una ragione. E’ il crudele destino che, in maniera totalmente imperscrutabile, sceglie chi può continuare a vivere e chi invece deve morire.

   Vi è un particolare dell’affresco che sembra avallare questa ipotesi: un angelo, con occhi spiritati e un’espressione inquietante, che abbraccia il neonato e sembra portarlo via con sé, nell’aldilà 

  Parmigianino e l’alchimia

 L’affresco di Diana e Atteone è stato anche interpretato alla luce del presunto interesse di Parmigianino per l’alchimia e le dottrine ermetiche: alcuni studiosi hanno infatti individuato nella figura di Atteone (che è un uomo ma nell’affresco ha sembianze di donna) un simbolo della congiunzione, di unione tra maschile e femminile, che per gli alchimisti si traduce in fusione tra Solfo e Mercurio, cioè tra Sole e Luna.

 E’ Giorgio Vasari il primo studioso a collegare Parmigianino all’alchimia, in un’accezione per altro totalmente negativa: nella biografia dedicata al pittore, lo descrive come un uomo che, negli ultimi anni di vita, dilapidò denaro, tempo ed energie inseguendo l’illusione di potersi arricchire smisuratamente praticando l’ars alchemica.

  Una passione che, sempre secondo Vasari, portò il pittore alla rovina, al deperimento fisico e alla morte precoce.

 

 La camera ottica

 Nella Rocca Sanvitale c’è anche un’altra piccola stanza che attira ogni anno migliaia di turisti. 

 Alla fine del giardino pensile, nel torrione che si affaccia sul fossato, c’è una stanza buia e umida, priva di finestre, caratterizzata da un odore salmastro: si tratta della Camera Ottica, l’unica ancora funzionante in Italia.

 Detta così sembrerebbe un’inospitale segreta piuttosto che un’attrazione turistica, un luogo in cui venivano rinchiusi gli ospiti indesiderati, e in effetti così dicendo non ci si allontana dalla verità: anticamente il torrione racchiudeva una prigione a più piani.

 Oggi però la camera ospita un marchingegno che quando fu costruito era assolutamente all’avanguardia, e ancora oggi non smette di stupire. Un raffinato gioco di prismi e specchi consente infatti, a coloro che si ritrovano al buio dentro la stanza, di osservare ciò che avviene fuori, nella piazza antistante il castello.

 Quasi un artificio magico, che consentiva ai signori del castello e ai cortigiani di osservare quello che facevano i loro sudditi senza essere visti. Ma non si trattava di un subdolo e paranoico sistema di “spionaggio”: le fonti testimoniano

 

 Pomeriggio: Rocca Meli Lupi a Soragna

 Soragna, un piccolo comune situato a pochi chilometri da Parma è dominato da un imponente edificio quadrangolare, tanto austero visto da fuori quanto sfarzoso al suo interno: si tratta della Rocca Meli Lupi.

 La Rocca di Soragna fa parte di quella serie di manieri medievali che caratterizzano la provincia di Parma e Piacenza (i castelli del Ducato).

 Seguire la storia della Rocca di Soragna e della famiglia dei Meli Lupi significa ripercorrere i mutamenti politici, amministrativi e artistici di 600 anni di storia d’Italia: le lotte tra casate in epoca medievale, le investiture feudali, la successione degli imperatori del Sacro Romano Impero, lo sviluppo del Barocco, gli sconvolgimenti in età napoleonica.

   La storia

 La Rocca fu edificata nel 1385 dai marchesi Bonifacio ed Antonio Lupi che nel 1347 avevano avuto da Carlo IV l'investitura feudale sul territorio, potere che esercitarono fino alle soppressioni napoleoniche.

 È probabile che il primo fortilizio, a pianta quadra e con le quattro torri ai lati, sorgesse già in capo ad un anno, mentre nel 1392 fu completato il muro esterno.

 Nell’XI secolo i Lupi, famiglia di origine cremonese, si stabilizzano nella zona di Soragna, entrando subito in competizione con i Pallavicino. Dopo più di un secolo di lotte furibonde, le due casate si spartiscono il territorio e, in seguito all’investitura ufficiale nel 1347 da parte dell’imperatore Carlo IV, i Lupi diventano Marchesi del feudo di Soragna.

 Nel 1385 terminano i lavori per l’edificazione della Rocca, che doveva in realtà apparire più simile a un fortilizio che a una dimora: le poderose mura, il fossato, le difese militari servivano a rendere il castello una solida protezione contro gli attacchi nemici. Successivamente, con il consolidarsi del potere della famiglia sul territorio, le lotte tra feudatari si fecero sempre più rare e il castello poté subire le modifiche atte a renderlo più ospitale e confortevole.

 Ma in tutto ciò che cosa c’entrano i Meli, antica famiglia di patrizi veneti?

  Il 1513 muore Diofebo I Lupi, senza lasciare eredi diretti. A questo punto a spartirsi il feudo, secondo le disposizioni testamentarie fatte stilare dal marchese nel 1499, avrebbero dovuto essere i suoi tre fratelli. Tuttavia si scoprì che Diofebo, poco prima di morire, aveva nominato suo erede universale il nipote Giampaolo, figlio della sorella Caterina, sposa di Giambattista Meli. Ovviamente seguirono rivendicazioni e dispute, ma tutto si risolse il giorno stesso della morte di Diofebo, quando Giambattista, con l’aiuto delle armi pallavicine, prese possesso del feudo, dando così inizio al dominio della famiglia Meli su Soragna. Nel 1530 poi è il figlio Giampaolo a ottenere dall’imperatore l’autorizzazione ad aggiungere al nome della famiglia anche quello degli estinti Lupi, dando così inizio alla casata Meli-Lupi.

   E’ nei due secoli successivi che la Rocca subisce radicali trasformazioni, divenendo uno dei più preziosi esempi di stile barocco. Fra le cento e più stanze presenti all’interno della Rocca, spiccano la Sala Baglione, affrescata a grottesche dal cremonese Cesare Baglione; la Sala Gialla, con affreschi mitologici riportati su tela; la Sala degli Stucchi, interamente progettata e affrescata dai famosi fratelli Bibiena; la Galleria della Monache, in cui pare fossero collocate le “celle” delle monache della famiglia.

 C’è poi il giardino interno, non previsto nel progetto originale, che sorge nel Settecento e si evolve progressivamente fino a diventare un parco all’inglese nel 1833, per opera dell’architetto Luigi Voghera di Cremona. Oggi la corte interna diviene spesso l’affascinante scenario per spettacoli e concerti.

 La casata Meli Lupi compie un ulteriore slancio in avanti nel 1709, quando Giampaolo Maria ottiene dall’imperatore Giuseppe I che il Marchesato fosse innalzato a Principato del Sacro Romano Impero, con diritto quindi di battere moneta, creare segretari, notai e giudici, ma anche di legittimare figli bastardi e spuri e di elargire stemmi e armature.

 A ridimensionare le ambizioni del casato ci pensa poi l’opera riformatrice di Napoleone, che nel 1805, con l’introduzione del Codice Napoleonico, abolisce l’istituzione feudale e pone fine al potere dei Meli Lupi su Soragna.

 La Rocca, arricchita nel tempo di innumerevoli opere d'arte e di inestimabili testimonianze del passato, è sempre rimasta di proprietà della famiglia Meli Lupi.

 L'attuale Principe Diofebo, oltre alla sua attività nel settore agricolo, prosegue quella tesa ad apportare migliorie nell'attività turistica nella Rocca stessa, e nel campo musicale.

 


 

 Note organizzative

 ·         L’iniziativa è riservata ai soli soci di Oblò in regola con l’iscrizione per l’anno 2017 e ad un numero massimo di 52 iscritti. Le iscrizioni potranno essere inviate entro e non oltre il 23/04/2017 rispondendo a questa mail o inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. riportando NOME  e COGNOME completo del/dei partecipanti.

 ·         Se rimarranno posti disponibili, all’iniziativa potranno aderire, parenti ed amici dei ns. soci che verranno inizialmente inseriti in una lista d’attesa che diventerà attiva e valida solo al termine della scadenza delle iscrizioni (prevista per il 23/04/2017) PER EVITARE QUALSIASI CONTESTAZIONE SEGNALATECI SUBITO I POTENZIALI PARTECIPANTI NON SOCI

 ·         Il viaggio verrà effettuato in autobus privato con partenza ed arrivo presso il parcheggio antistante il comando dei VVFF di Rho (C.so Europa ang. Via Cornaggia)

 ·         Ritrovo ore 8,00

 ·         Partenza ore 8,15

 ·         Rientro previsto per le ore 19,30

 ·         Costo dell’iniziativa: € 50,00 comprendente

 o   Viaggio in pullman A/R e trasferimenti in loco

 o   Ingresso con visita guidata ad entrambe le Rocche

 o   Pranzo presso ristorante  Verdi – Via IV Novembre, 44 – Fontanellato (Pr) - vi preghiamo di segnalare alla prenotazione eventuali allergie o intolleranze

 Il termine delle iscrizioni e pagamento della quota di partecipazione è previsto per il 23/04/2017

 Le quote vanno saldate prima della gita al consigliere di Oblò più vicino a voi.

 Vi aspettiamo numerosi!

 

 

 

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